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Questo virus non solo muta, ma grazie a queste evoluzioni sta acquisendo capacità di diffondersi in modalità diverse . Ecco perché il vaccino non sarà la panacea. Oggi, comunque, è meno aggressivo con il caldo estivo, meno pericoloso lì dove scarseggiano polveri sottili. Ma in autunno dovremo spendere tutta l’esperienza dolorosamente maturata in Italia: sulle terapie in ospedale, e sulla profilassi in casa”.

Pasquale Mario Bacco, salernitano, è il medico legale che, con 13 colleghi, per la società itoalo-americana Meleam, ha firmato una indagine lodata poche ore fa dal professor Giulio Tarro.

Dottor Bacco, sulla base dei vostri 7mila test sierologici (rapidi) , oltre il 30 per cento del campione in Italia era entrato in contatto con il virus. Quindi, c’è stata una sottovalutazione?
“Sì, test partiti a febbraio. Credo si sia sottovalutata, da parte dei nostri comitati centrali, l’incredibile incidenza di polmoniti verificatasi da ottobre, in quasi tutto il nord. Tali polmoniti furono definite atipiche dagli stessi medici e a volte ricondotte, erroneamente possiamo dire, a infezioni da legionella”.

State collaborando con alcune università italiane, su cosa?
“Stiamo collaborando con la Federico II di Napoli e con l’Ateneo di Milano. Già da ore vediamo delle mutazioni genomiche che rappresentano probabilmente tentativi del virus di modificarsi per sopravvivere. È un percorso interessante, ma sarebbe prematuro parlarne” .

Avete svolto anche autopsie. Cosa è venuto fuori?
“Due elementi costanti: lesioni importanti dei tessuti, per processi infiammatori non omogenei; e la formazione di trombi, più o meno gravi. Ed è quest’ultimo fenomeno che, spesso, determina la morte. Chiariamo: non sono lesioni causate direttamente dal virus, ma reazioni immunitarie sproporzionate dell’organismo di fronte al virus”.

Ma il dottor Corcione, guarito al Cotugno, diceva: ” Per me è un canaglia-virus, una piovra che attacca il paziente in ogni modo”.
“Vanno distinti i piani. Questo virus non è il più aggressivo mai visto: è il più fulmineo nel contagio. Convivendo con il Sars-Cov2 in laboratorio, abbiamo constatato che paradossalmente è debole: molto, se lo si confronta con quello che della sua famiglia, il Sars-Cov. Purtroppo, come sempre, ha pesato il fatto che non si conoscesse il nemico. La mortalità reale dell’infezione Covid 19 è molto meno alta. Se potessimo affrontare oggi i pazienti, con le informazioni di ora, eviteremmo la metà dei decessi”.

Lo spieghi.
“Inizialmente si valutavano dannosi gli antinfiammatori, che poi invece si sono rivelati fondamentali e non useremmo in maniera indiscriminata la ventilazione profonda che è stata, a volte, dannosa. Soprattutto, sappiamo che bisogna ospedalizzare prima che si verifichi la fame d’aria”.

Tema centrale: anche per voi, il Sars-Cov2 si comporta in maniera diversa al sud?
“Tutta la “famiglia” dei coronavirus è molto influenzata dal clima e dall’umidità. Noi, in laboratorio, alzando di soli due gradi la temperatura della coltura abbiamo verificato la morte del 52% dei ceppi e la loro conseguente minore “mobilità”. Il Sars-Cov2 che si è espresso nel nord Italia è completamente diverso dalla “forma” che ha agito nel sud Italia. La sua patogenicità crolla rispetto alle temperature invece ad esso ideali”.

Se è vero, allora perché in Brasile e altri Paesi caldi ci sono migliaia di contagi?
“Perché ho detto che muore la metà dei ceppi, non tutti. Il risultato dell’infezione è sempre la somma di due elementi: la forza del virus e lo stato del soggetto ospitante. In Paesi come quelli da lei indicati giocano un ruolo le condizioni igieniche non eccelse, la malnutrizione”.

Altro fattore di incidenza è costitutito dalla presenza di polveri sottili e inquinamento?
“Sì. Questo virus ha dimostrato sbalorditive capacità di farsi “trasportare”, anche per parecchi centimetri, dalle polveri sottili ed affini, aumentando di conseguenza la sua capacità e velocità infettante”.

Cosa accadrà questa estate?
“Il virus che circola in questo momento al sud e, credo tra un po’ al nord, ha una capacità aggressiva minore. Ma la presenza di soggetti a rischio ci impone di essere accorti nei loro confronti. Con le distanze, con poche ma sicure tutele, fino a settembre dovremmo riprendere la nostra vita”.

E dopo, in autunno?
“Le esperienze passate fanno propendere per il mantenimento pressapoco della stessa patogenicità. Ciò che sicuramente cambia è che noi siamo più attrezzati”.

Un esempio?
“Esempio banale. L’idrossiclorochina in tutti gli studi sta dimostrando una efficacia significativa come profilassi, meno come terapia. Questo farmaco, in maniera indiretta, si lega agli stessi recettori del Sars-Cov2 sull’emoglobina, inibendo in maniera drastica l’azione del virus. Ad ottobre, potrebbe essere determinante per soggetti deboli. Ma, voglio essere chiaro, dovrà essere assunta sempre dopo un consulto medico”.

Fonte: La Repubblica

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